Correndo con le forbici in mano
Ciò che avevamo era la libertà. Nessuno ci diceva quando andare a letto. Nessuno ci diceva di fare i compiti. Nessuno ci diceva che non potevamo bere due confezioni da sei di Budweiser e poi vomitare dentro la lavatrice. Allora perchè ci sentivamo così in trappola? Perchè mi sentivo come se non avessi alternative nella vita, quando invece sembrava che le alternative fossero l’unica cosa che veramente <avevo>? Potevo dipingere la mia stanza di nero. Potevo farmi biondo ossigenato. Oppure usare il Krazy Kolor e tingermi i capelli di blu. Quando una notte Natalie mi fece il buco all’orecchio con un ago ipodermico, nessuno si lamentò. Mia madre non rimase a bocca aperta dicendo: <Che hai fatto al tuo orecchio?>. Non se ne accorse neanche. Nessuno mi diceva mai cosa fare. Quando vivevo con i miei, potevo far salire la pressione a mia madre anche solo spostando uno dei suoi sottobicchieri di sughero sul tavolino. <Per favore> diceva, <ho disposto tutto come voglio che sia.> Ma a casa Finch, potevo fare un buco sul soffitto del ripostiglio e collegarmi con la stanza di Hope al piano di sopra e nessuno diceva niente. <Sei una persona libera e dotata di libero arbitrio> sosteneva Finch. Allora perchè mi sentivo così in trappola? Temevo che la mia sensazione di essere legato a una sedia elettrica dipendesse da qualche malattia mentale. Più di ogni altra cosa, volevo essere libero. Ma libero da cosa? Questo era il problema. Siccome non sapevo da cosa volessi liberarmi, ero inchiodato.
Augusten Burroughs